Finora non ho avuto problemi a lavorare, poiché per me era indifferente trascorrere il mio tempo in un luogo piuttosto che in un altro: tanto l'uniche cose interessanti davvero, cioè le belle ragazze, mi vedevano come una macchia sul vestito migliore, mentre i miei passatempi -leggere e collezionare monete- richiedevano una porzione marginale del mio tempo. Tutto il resto mi era indifferente, ecco perché lavoravo spesso e in cambio di una miseria ( se lavori invece di "divertirti", non spendi; se dormi non spendi, e se vuoi spendere abbastanza da condurre la tua vita ideale -cioè bighellonare tutto il giorno- non basta nemmeno IL QUINTUPLO della tua paga, e in ogni caso pure questo QUINTUPLO lo otterresti LAVORANDO e ciò interferirebbe seriamente col bighellonare tutto il giorno).
Ora scopro invece quanto mi si spezzi il cuore lasciando la piccola dalla nonna o all'asilo: io vorrei stare con lei, mica lavorare; e quando arrivo a casa e lei piange e io mi arrabbio, non mi arrabbio davvero con lei, perché in realtà la soluzione l'avrei: la farei dormire o divertire, andremmo in giro, invece mi arrabbio perché devo subito andare via, la vedo infelice e non posso porre rimedio, per cui sbuffo e sbotto "cheRottura!". In realtà vorrei stare con lei, ma se voglio assicurarle un minimo di futuro devo proprio fare il contrario, cioè lavorare.
Voi non sapete che significa doversi alzare in piena notte con la vescica al limite avendo la precisa consapevolezza che, mutata la posizione, ricomincerà quel singhiozzo debellato poc'anzi dopo 3 giorni di agonia. Provare a riaddormentarsi nonostante il diaframma scimunito. Alzarsi nuovamente dopo mezz'ora e gioìre perché, bevendo a testa in giù, l'hai fatto svanire ancora; rimanere sottosopra per svariati minuti (è tardi, hai sonno, sei nudo, hai freddo, ti gira la testa e sei ridicolo) nel terrore: tornato diritto, il sempiterno singulto potrebbe riapparire.
Jeri mi sono addormentato alle 21:40. Ho vissuto immagini vivide e vive, piene di luce, gioja, calore. Mi sentivo quasi "abbracciato" da esse, è stato qualcosa di divino. Senza uso di droghe, puntualizzo. L'altrojeri ho sognato di far parte di un gruppo di persone (tra cui v'era Spike il vampiro) con il compito di trovare degli stratagemmi per aprire le 3 porte dell'Aldilà. Risolta -nonricordocome- quella dell'Inferno, a quella del Purgatorio penso io: tra lo stupore dei miei compagni ho suonato il campanello (il ragionamento: esso funziona come "hall" di un albergo, tutti vi possono entrare, e da lì decidono se devi rimanervi e per quanto prima di andare su, oppure ti sbattono giù). Entrati pure in Paradiso e col diritto di rimanervi, Spike se n'è andato via, disgustato da quel Dio accogliente verso i più abili, in realtà, e non verso i più buoni. Spike aveva visto un tizio truffare un bravuomo riuscendo a entrare in Paradiso al posto suo.
Guardo mia nonna che lentamente se ne va. E cos'altro potrebbe fare, se non andarsene? In condizioni fisiche e mentali critiche mia nonna è, involontariamente, punizione per se stessa e per la propria badante. Perlomeno non soffre, e questo un po' mi consola.